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giovedì 17 maggio 2012

Lontananza, lontananze, equilibrismi


Ieri era il nostro anniversario; e il Socio è a 800 km. Oggi C. si sposa. La mia amica C. si sposa. In America. Dopo mesi di silenzio e una vita cambiata, credo che tutto questo meriti un post. 
Sono felice, oggi, ma non sono allegra: la mia vita scorre in larga parte lontana da me, ovunque io sia. Ne vale davvero la pena? Inseguire i nostri sogni, affezionarci a chi incontriamo lungo la strada, e poi dover lasciare tutto lontano e ripartire per correre dietro agli stessi sogni? Ci ritroviamo dopo mesi, convinti di riprendere un discorso lasciato l'ultima volta, ma ad ogni incontro tante cose sono successe in mezzo. Sento che sto perdendo tanto, forse troppo, nelle mie innumerevoli lontananze. I contorni delle cose si sfumano, e anche i legami più stretti, inevitabilmente, "perdono i pezzi". Si è perso Saturalanx, per mesi, e per la disperazione delle quattro lettrici; ma, più importante, mi sto perdendo tante amicizie che scivolano nei chilometri e nella pigrizia.

Eppure, oggi sono anche felice. Tutto sommato, sono due giorni speranzosi. In mezzo ai lacrimoni di tristezza che scendono, penso a quanto sembrava improbabile (a me per prima!), quel 16 maggio 2010, che io e il Socio reggessimo più di un paio di settimane. A quanto sono felice per C. e il quasi-consorte, che "si sono trovati" in uno di quei modi meravigliosi e imprevedibili che fanno un po' commedia romantica americana, fino a quando non ti trovi a viverci dentro. 
Mi fermo a pensare a quanto le relazioni, in primis quelle d'amore, siano un filo teso fra due persone. Camminarci sopra richiede equilibrio continuo, fra un aggiustamento, un vacillare e poi magari venti passi spediti uno dopo l'altro. Ma, se quello dall'altra parte ci mette la sua metà di entusiasmo, il filo resta dritto; e, a queste condizioni, camminare è molto più divertente che stare seduti a un capo del filo, aspettando fino a chissà quando che per miracolo i due estremi si uniscano. "Abbiamo dentro tutti un mondo di cose, ciascuno un suo mondo di cose", diceva Pirandello; il bello di essere in due è cercare di farli comunicare, i due mondi, sempre più vicini, consapevoli che la coincidenza perfetta non esisterà mai - e forse non deve nemmeno esistere?

Allora tanti, tantissimi auguri, con tutta l'amicizia del mondo, a C. e a R.; tempo qualche ora, pronti a firmare un contratto da equilibristi a vita. Ho scritto tante cose sconclusionate fondamentalmente perché mi mancate, perché vorrei essere lì con voi in un momento speciale. Spero perdonerete una logorroica. E soprattutto tanti auguri a noi, Socio. Il resto, diceva Amleto, è silenzio; o meglio, è cosa per pochi. ;-)

venerdì 18 novembre 2011

L'arte perduta del ringraziamento

Un post di getto.

Perché ti isoli dal mondo per una settimana causa superscadenza, e quando torni fai una scoperta. Ti accorgi che a volte le favole si avverano. Hai segnalato, per caso, un'opportunità a un' "amica virtuale", conosciuta via blog. E lei non solo l'ha colta, ma ti ha anche ringraziato a caratteri cubitali.

Non posso stare troppo a scrivere, la superscadenza non è ancora scaduta. :-) Ma ringraziare Beki, e invitarvi al suo blog (Adesso che faccio?), beh... era doveroso. Perché dopo una giornata divisa equamente fra lavoro e travasi di bile al leggere certe opinioni imbecilli, fa bene vedere che le favole si avverano. Che le opportunità ci sono. Che anche una frase detta per caso può fare la differenza. E che, soprattutto, c'è ancora chi conosce la delicata arte del ringraziare.

Buon weekend a tutti! Qui è già Natale, e fra le superscadenze e le seccature preparo un post "luminoso"...

P.S. Titolo rubato ad Eva Rice, "L'arte perduta di mantenere i segreti". Very British, e pieno di spifferi - ma perfetto per la stagione fredda.

giovedì 10 novembre 2011

Dopocena a Colazione - da Tiffany

Prometto di non parlare del Gatto, della pioggia, di Moon River e di Givenchy e di quanto era vestita bene Audrey - anche perché in Sabrina e in Sciarada secondo me era vestita meglio.

Il vantaggio di rivedere un film per la, credo, terza volta almeno (se contiamo solo quelle intere) è che noti i dettagli. E cominci a mettere in discussione la trama.
Cioè, lui passa metà del film a farle la paternale. Con quale diritto, non si capisce bene, visto che svolgono due leggere varianti dello stesso mestiere più vecchio del mondo. Mi irrita profondamente la disequazione fra i due: Paul è dipinto come il sano, il normale. Eppure, oh!fino a venti minuti dalla fine fa il mantenuto. E si offende quando Holly, disperata, mollata per l'ennesima volta, dopo una notte in prigione, si rivolta contro alla sua sgridata condita da proposta di fidanzamento. Relax, ragazzo.

E poi ti accorgi delle singole battute; e quando mademoiselle dichiara di essere "grassa come un'oca, e non sapere che cosa sia un parrucchiere", mentre ha l'aspetto di cui qui sotto, tu, che nonostante l'impegno sei ad anni luce da lei, ti scocci un tantinello. E ti sfoghi mangiando patatine, così almeno le assomiglierai in dichiarata grassezza.



Il vantaggio è che sei uscita con le amiche, e una girls' night out non ti capitava da secoli. Sono quelle serate che dovrebbero essere incluse nella Convenzione di Ginevra. Vestirsi bene, uscire in mandria, guardare e deridere i pochi uomini presenti: un terzo gay palesi, metà trascinati dalle fidanzate, pochi residui appassionati di cinema d'antan. Borbottare insulti irripetibili ai tamarri che fotografano lo schermo, col flash, durante la scena iniziale. Parlare dei fidanzati. Una sera con le amiche è una di quelle cose come Tiffany: non ti può succedere niente di brutto. Le vostre quali sono? I miei altri luoghi-zen: Milano, dove pure spesso sono stata triste, ma è una tristezza che scordo; la sera dopo il tramonto.

Piccola nota di chiusura di una Satura molto fiera: guardate la libreria sullo sfondo in questi fotogrammi. Quanto assomiglia al template di questo blog?