(ossia: perché Saturalanx)
Io non sono quello che faccio. Dovessi sintetizzare in una frase due anni e mezzo di vita, sarebbe questa*.
Sono stata una ragazzina, e poi una early-twenties, fedele. Fedele a poche idee ma ben certe, a uno stile, a un progetto di vita. Poi la vita ha cominciato a scombinare le carte. E io ho trovato il mio sistema ideale, ossia, appunto, Io non sono quello che faccio.
Intendiamoci: non è un'apologia del disinteresse, e nemmeno del volta-gabbana, anzi. Ma affezionarsi troppo a un'immagine di sé, beh... fa male alla salute. Qualunque sia quell'immagine: un sogno, un lavoro, un hobby, l'aspetto fisico. Se quel qualcosa in cui ci identificavamo crolla, ci sentiamo persi. Se, dopo averci buttato tutte le energie, l'entusiasmo passa, sembra che il nostro ideale ci abbia traditi.
E allora, via libera al trasformismo. Alla parcellizzazione. Che poi è il mio modo di mantenermi viva. Curiosa. Di staccare per qualche mese dagli hobbies, se vedo che ne ho abbastanza, e poi ricominciare. Di sognare un futuro diverso da quello che mi aspettavo, e riuscire pure a entusiasmarmici. Di meditare da mesi lo studio della cucina cinese, senza mai decidermi. Di decidermi, invece, ad aprire questo blog.
Io non sono quello che faccio significa smettere di considerarmi "studiosa" o "ballerina" o "tagliaquarantvariabile". Io sono tutte queste cose, e tutte queste cose sono me; ma nessuna predomina, e poche sono davvero indispensabili. Un piatto pieno, appunto: Saturalanx.
* Direte: bella scoperta, a 28 anni. Beh, meglio tardi che mai. ;)
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